| |
Sergio Marolla nasce a Napoli l'8
aprile 1961. Si trasferisce, all'età di vent'anni, a
Roma per motivi di lavoro. Dopo circa quindici anni trascorsi
a cantare come tenore in alcuni cori polifonici laziali,
nel 2000 lascia la musica
per dedicarsi al teatro comico napoletano, sua vera e
grande passione. Entra così a far parte della compagnia
teatrale "Attori per caso" di Guidonia Montecelio, dove
può esprimere al meglio la sua caratteristica
recitazione, rimanendo comunque pur sempre a carattere
prettamente amatoriale. Partecipa, nello stesso anno, alla
costituzione della compagnia teatrale in Associazione
Culturale, all'interno della quale viene nominato
dapprima Segretario e, due anni dopo, Presidente.
Nel 2003 scrive la sua prima
commedia teatrale, "Apri tu per favore",
che rimane in un cassetto per due anni, fino a quando,
cioè, viene portata in scena per la prima volta, nel
marzo 2005, partecipando alla IV Rassegna di Teatro
Amatoriale, con la quale Sergio Marolla vince il "Premio Serafino
Aquilano" come "miglior attore".
Segue quindi "Finchè morte non ci
separi", commedia brillante sull'ipocrisia davanti alla
morte e su come poter trarre vantaggio da essa. |
|
| |
Giovanni
Gargiulo è un impiegato del Comune di Napoli, settore
Nettezza Urbana, nonchè pittore dilettante. Questa sua
innata passione per la pittura è continuamente svilita e
disprezzata dalla moglie Margherita e dai cognati
Gelsomina e Vittorio che abitano in casa con lui a causa
dell'eterno stato di indigenza della coppia dovuta alla
cronica mancanza di un lavoro, in verità, ricercato
senza troppo affanno da parte di Vittorio. Quando la
notizia che a Giovanni restano solo pochi mesi di vita a
causa di un brutto male, giunge a casa durante una sua
temporanea assenza, i suoi familiari ed i vicini di casa
decidono di tenergli nascosto l'atroce destino,
dedicendo di fargli vivere quel poco tempo che gli resta
nel miglior modo possibile, esaudendo ogni suo piccolo
desiderio. Giovanni però non comprende questo
cambiamento di atteggiamento nei suoi confronti e c'è
una domanda ricorrente alla quale non riesce a dare una
risposta: "Perché che mi ha sempre denigrato, ora mi
tratta da re?". La risposta non tarderà a venire.
|
|